Senaiy, dalla Turchia a Firenze per costruire la tramvia.
“Sotto il sole o la pioggia, muratore fin da ragazzino”

Arrivato in Italia a 17 anni e residente a Modena, da tre anni vive a Firenze dove costruisce le basi della tramvia. Una vita di fatica e sacrifici, ma che danno la gioia e hanno portato ai successi dei suoi familiari: “Il diploma e la laurea dei miei figli sono stati i momenti più belli della mia vita”

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Sotto il caldo a quasi quaranta gradi, ma per lui va bene così. “Guarda – dice serafico col suo italiano dalla cadenza turca – qui non c’è problema, se fa troppo caldo ti puoi fermare dieci minuti, venti minuti, trenta minuti, lo prevede la legge regionale e lo prevede la nostra azienda”. Sì, va bene, ma comunque fa caldo e tutto il giorno sotto il sole, coi pantaloni lunghi, l’elmetto in testa, insomma, si suda, si fatica. “Sì e allora? Io sono abituato. Questo è lavoro, il lavoro è fatica, se non c’è fatica che lavoro è, se non c’è fatica non c’è successo, non c’è gioia, e poi sono felice di quello che faccio, lo faccio da quando ero bambino in Turchia, da quando andavo con mio zio a costruire porte e finestre alla fine dell’anno scolastico”. Le mani, le braccia, le dita: gli strumenti del suo mestiere. Da sempre.

Senaiy Dinc, nato 62 anni fa nel cuore della Turchia e arrivato in Italia quando aveva 27 anni. Da tre anni lavora in trasferta a Firenze, per conto della CMB (Società Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi), azienda capofila che ha progettato e costruito gran parte delle infrastrutture della tramvia. Un’opera strategica per la città dietro alla quale ci sono persone. Non soltanto ingegneri, assessori, sindaci. Ci sono anche loro, ci sono soprattutto loro, gli operai sotto il sole e sotto la pioggia. Uomini con una storia, che vediamo sfilare distrattamente dai finestrini delle nostre auto. Uomini che lavorano nell’ombra, nell’anonimato, ma che plasmano una città. Uomini pancia a terra. Che magari imploriamo, quando li vediamo, perché i cantieri fanno traffico. “Ma i cantieri fanno progresso” dice Senaiy, che vive nel cantiere della linea Libertà-Bagno a Ripoli, in zona viale Europa, cinque giorni su sette.

Si muove tra tubi e ferri, solai e impalcature, ponteggi e mattoni. E poi sacchi di cemento, cumuli di sabbia, carriole, pozzanghere, mattoni, pale meccaniche. Attrezzi e sudore, scandiscono il tempo della sua vita. La polvere nelle scarpe e nelle mani, le mani di polvere di cemento, la calce nelle pieghe della pelle, sotto le unghie. I polpastrelli duri, forgiati da anni di cazzuola e mattoni. Posa i binari sulla terra di Firenze, orgoglioso di dare un futuro a chi verrà dopo di lui. Il volto segnato dalla fatica, ma nemmeno troppi, la barba grigio-bianca, gli occhi che non ridono anche se gli chiediamo di ridere per la foto. Ma c’è da lavorare, serve disciplina. Così è la vita di Senaiy e di tanti altri come lui. Poche chiacchiere. E tanti sacrifici. Ma i sacrifici danno la gloria. Non quella narcisistica, ma quella dei suoi due figli, Hakan e Tarkan, uno laureato e un altro laureando in politica estera, uno già diplomatico all’ambasciata turca a Mogadiscio. Due successi frutto dei suoi sacrifici. “Il diploma e la laurea dei miei figli sono stati i momenti più belli della mia vita”.

Senaiy vive in cantiere, giorno e notte. Dorme qui, nelle casette costruite dall’azienda. Trenta metri quadri dove c’è tutto, o quasi, bagno compreso. “La sera noi operai siamo stanchi, raramente usciamo, a volte andiamo al bar, facciamo un brindisi tutti insieme”. E il weekend Senaiy torna a Modena, dove vive con la moglie, che lavora come barista. “Ho comprato casa vicino al centro”.

Ricorda ancora quando era under 30, il suo arrivo a Modena dove già vivevano alcuni suoi familiari. “C’era grande povertà in Turchia, mio padre faceva l’operaio in fabbrica, non si stava male ma volevo vivere meglio”. E quindi l’Italia: “A quei tempi era più semplice viaggiare, sono arrivati in Italia con un visto turistico, poi ho trovato lavoro in un’azienda”. Ma nel 2008 la crisi, perde il lavoro. “Sono stato fortunato: il padre di un compagno di scuola di mio figlio era ingegnere alla CMB, mi disse di chiamarlo quando mi sarei trovato in difficoltà. Così lo chiamami, e lui mi assunse. Da quel giorno non sono più andato via”. Senaiy ha gratitudine per il suo datore di lavoro. Da diversi anni fa il sindacalista, è delegato Cisl per il cantiere di Firenze. Dopo una vita di fatica, nel 2030 la pensione: “Se tornerò in Turchia? Non lo so, dipende da cosa faranno i miei figli. L’importante è avere nipotini”.

 

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