L’incredibile vita di Gimmy Tranquillo

Arrivato a Firenze da Catanzaro, è stato tra i fondatori del Tenax e di Controradio. Poi la fuga, per amore, verso la California, dove ha fatto l’attore. E infine il ritorno a Firenze

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Firenze è una donna gelosa, che ti richiama a sé dopo tutti i giri che una vita può fare, anche i più rischiosi e caotici. Lo sa bene Gimmy Tranquillo, voce storica e fondatore di Controradio. Descriverlo così è riduttivo: lui è impulsivo, poliedrico, 63 anni portati più che bene.
La sua vita, di giri, ne ha fatti parecchi. Quando prendeva una direzione poi deviava, sempre per colpa o merito di una donna: la fidanzata, l’arrivo di una figlia o il bisogno di stare accanto alla mamma. Le donne hanno costruito quel cerchio che a 63 anni disegna la vita di Gimmy, partito da Firenze e poi ritornato dalla California dopo 20 anni carico di storie, meno rivoluzionario dei giorni del Movimento studentesco, ma più consapevole di ciò che un uomo può fare “se guidato da un metodo di lavoro che governa  il caos della quotidianità”. Un paradosso vivente, Gimmy.

Calabrese di Catanzaro, business man per chi lo ha conosciuto durante la vita californiana, uomo movida per chi lo visto nelle notti holliwoodiane, capitano di lungo corso e tra i fondatori di Controradio. Prima ancora studente di architettura vicino a Lotta Continua e al Movimento Studentesco. La rivoluzione sempre in testa.
A 18 anni mette piede a Firenze. “Perché studiare qui era cool – inizia a raccontare – Firenze l’ho sempre amata, dal primo momento che l’ho vista”. In piazza Santo Spirito ha incontrato subito Controradio. “Quei gradini erano un posto bellissimo per parlare di rivoluzione. Sei inconsapevole della cultura che ti piove e ti senti così bene. Ero felice, perché mi sentivo di essere nel posto giusto”.

Fine anni ’70, Firenze era l’Universale, la mensa universitaria e piazza San Marco, la rivoluzione in piazza e soprattutto la politica. Tutto era politica. “Osservavo il Movimento studentesco, ma passavo tanto tempo nella sede di Lotta Continua. Facevamo manifestazioni bellissime, come non ne avete mai viste, con migliaia di persone in strada. Ho vissuto quel periodo di transizione, poi iniziarono a morire le persone e il Movimento prese le contromisure”. Gli scontri negli anni ’80 segnarono la svolta e la fine di quel sogno. “Alcuni andarono nella lotta armata, molti altri, come me, trovarono altri sfoghi, come la musica e la radio”.

“La rivoluzione non è riuscita – racconta Gimmy – così abbiamo creato un giardino felice, il Tenax. Che spettacolo quel posto, quanta passione”. Fu un successo strepitoso, “ma un disastro commerciale. Bevevano tutti e non pagava nessuno, troppi debiti”. Così si cambiò registro e il Tenax divenne una srl. “Molti di noi di Controradio la sera lavoravano al Tenax e di giorno erano in studio a fare notiziari, con il televideo – sorride –  In viale Matteotti avevamo ancora la telescrivente, un totem da adorare che sparava notizie”. Sembra un’altra epoca, “eravamo una società senza computer. Pensa che abbiamo inventato il primo box office che funzionava con il fax”.

Ma i tempi cambiano e i soldi servono anche per alimentare i sogni. “Ci toccò aprire il Tenax a quelli di piazza Savonarola per i giovedì dance, o commerciali per dirla come oggi”. Piazza Savonarola era frequentata da ragazzi completamente diversi da quelli di Controradio, “ma serviva per fare cassa”. Serate, anche quelle, che hanno fatto la storia di una città. “Come dj avevamo Enrico Tagliaferri. Arrivavano anche duemila persona a sera, 15 mila lire a ingresso. Un bell’incasso”.

Alla fine degli anni 80, Gimmy sente che deve cambiare. “Ero stanco, con la sensazione di aver fatto tutto. Ci stava sfuggendo di mano quel sogno”. L’occasione di andare via ha il volto di una studentessa californiana. “Ho sempre avuto il mito dell’Ovest e dovevo seguire anche questo sogno. Il sentimento mi ha dato il coraggio”. Poi in California è rimasto 20 anni. Via la politica, nuovo giro e nuova corsa. “Facevo l’architetto.  L’unica cosa che potevo vendere al sistema era la mia laurea”. Gimmy non restò certo fermo in uno studio a progettare ville per ricchi, anzi.  Folgorante fu l’incontro con la notte di Hollywood e insieme a pochi amici, anche qualcuno di Firenze, iniziarono a fare “clubbing”. “Organizzammo serate con dj italiani, raggiungemmo il culmine quando riuscimmo a lavorare nei locali più famosi di Beverly Hills”. In quelle serate Gimmy entrò in contatto con i giovani attori. “Quella vita mi risucchiò letteralmente e divenni attore, del sindacato”. Per 5 anni, negli anni 90 e in piena crisi economica, lavorò a pieno ritmo come attore di cinema e teatro. Una nuova vita ancora.

Poi la svolta nel 2000. “I miei amici morivano di droga, non volevo più continuare”. Così cambiò e si trasferì nella più tranquilla Santa Monica, con una casa a Marina del Rey, il lavoro da architetto a tempo pieno e un vecchio amore, la barca a vela. “Lavoravo solo per potermi permettere di navigare, devi sempre vendere una parte di te al sistema”.  Aveva una licenza commerciale, “sono capitano di lungo corso, ho guidato anche una barca da 48 piedi che riportavo da solo dal Messico. Una vita da marinaio”
Ma non dura tanto. Anche questa volta arriva una donna a segnargli il destino, anzi due: la seconda moglie e una bambina, Sissi, nata nel 2008. Cambia lo stile di vita ed emerge forte la necessità di fermarsi, di avere una maggiore stabilità anche economica e una buona assicurazione sanitaria. “Accettai un lavoro per una multinazionale”, ricorda.

La vita in California ha seguito le fasi del boom economico e soprattutto delle grandi crisi. Nel 2009 le cose non andavano più bene: “Mia madre a Catanzaro stava male e volevo farle conoscere la nipotina, non potevo più restare”. E così tornò, ma non si è fermato in Calabria. “Ho riabbracciato Firenze in primavera, me ne innamorai di nuovo. Fu così anche per mia moglie, che rimase folgorata dalla bellezza di questa città”.
Dopo due anni, e aver aiutato a mettere su l’Hard Rock di piazza della Repubblica, Gimmy stava per tornare negli Usa, ma non andò così. “Mi sono fermato”, ride. Anche Controradio è ritornata nella sua vita e c’è ancora.
“Ho chiamato il mio secondo figlio Cosimo, un omaggio a questa città”. Firenze, nonostante tutte le girandole della vita, resta comunque una delle donne più importanti per Gimmy. “Le cose cambiano – dice – e non è detto che sia sempre meglio quello che c’era prima”.

 

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