Andrea Tanini, 80 anni di arredamento e design nel nome di Giulio.
“Tutto è iniziato in un magazzino di materiali edili”

Dal documento del 1945 all’abitare contemporaneo, una storia familiare intrecciata a quella di Firenze. Tre generazioni, un mestiere che cambia pelle e un’idea di impresa fatta di continuità, cura e restituzione di valore alla città.

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Nel 1945 Firenze è una città segnata dalla guerra, attraversata da un bisogno urgente di ricostruzione. È in questo contesto fragile che Giulio Tanini apre una piccola rivendita di materiali edili, guidato da un’intuizione semplice e radicale: mettersi al servizio di un bisogno reale della città. Quel primo gesto imprenditoriale non nasce come progetto astratto, ma come risposta concreta a un tempo difficile. Un atto di lavoro, prima ancora che di impresa.

Il 4 dicembre 1945, con la registrazione ufficiale alla Camera di Commercio di Firenze, quell’intuizione prende forma. Un documento che oggi non racconta solo una data, ma una scelta di campo. La decisione di leggere il proprio tempo e di assumersi una responsabilità verso il contesto in cui si vive.

“Quando riguardiamo quel documento sento di ereditare prima di tutto un atto di coraggio, ma anche di grande lucidità”, racconta Andrea Tanini. “Mio padre non ha semplicemente aperto un’attività: ha letto il suo tempo. In una Firenze ferita, ha scelto di mettersi al servizio di un bisogno reale”.

Lavorare oggi in un’azienda che porta il nome di suo padre significa, per Andrea, abitare quotidianamente quella scelta originaria, con tutto ciò che comporta. Da un lato l’onore di una storia costruita su serietà, lavoro e responsabilità; dall’altro l’onere di custodirla senza trasformarla in un’eredità immobile. Essere “figlio del fondatore” non è mai stato un ruolo simbolico, ma una posizione di passaggio: temporaneamente responsabile di valori che non appartengono a una sola generazione, ma a una città intera.

La Firenze in cui Andrea cresce non è quella patinata delle cartoline. È una città più lenta, più artigianale, concreta. Una città che si costruisce ogni giorno, fatta di cantieri, materiali, competenze. Crescere dentro il lavoro di famiglia significa imparare presto che la bellezza, a Firenze, non è solo da contemplare: è qualcosa che nasce dalle mani.

“Negli anni del dopoguerra e poi del boom economico la città era un laboratorio continuo. Cantieri, trasformazioni, nuove esigenze. Vivere tutto questo ti forma inevitabilmente”.

In ottant’anni il modo di abitare è cambiato radicalmente, e Tanini ha attraversato questo cambiamento diventando un osservatorio privilegiato della trasformazione urbana. Andrea lo racconta come un passaggio profondo, culturale prima ancora che estetico: dalla funzione all’esperienza.

“Una volta la casa era soprattutto un insieme di stanze funzionali. Oggi è un racconto. Gli spazi dialogano, i materiali non sono più solo tecnici ma emotivi. Il bagno, per esempio, da ambiente puramente utilitario è diventato uno spazio identitario”.

Ogni generazione Tanini ha dialogato con una Firenze diversa: quella della ricostruzione, quella dell’apertura internazionale, quella contemporanea. Come raccontato anche in TMagazine 04, quell’atto fondativo del 1945 non è stato solo l’inizio di un’impresa, ma l’origine di un modo di lavorare: attenzione al contesto, rispetto per la materia e centralità delle persone. È da lì che prende forma una continuità che attraversa padre e figlio, memoria e visione, onori e responsabilità.

Non sono mancati i momenti difficili. Andrea ne ricorda uno su tutti: l’alluvione del 1966. Un trauma collettivo che colpì duramente anche l’azienda, distruggendo il magazzino.

“È stato uno dei momenti più duri, ma anche uno di quelli che ricordo con più emozione. La solidarietà che si mosse intorno a Firenze fu straordinaria. Lì abbiamo imparato che la resilienza non è una parola astratta: è qualcosa che si costruisce insieme”.

Raccogliere il testimone ha significato, per Andrea, non tradire i valori fondanti senza restare fermi. Custodire serietà, affidabilità e qualità, sapendo che ogni decisione incide non solo sull’azienda, ma sulle persone che la vivono ogni giorno.

“La responsabilità più grande è prendere decisioni che hanno un impatto reale sulla vita delle persone”.

Il clima che ha cercato di portare in azienda nasce da questa consapevolezza: dialogo, fiducia, responsabilità condivisa. “Un’azienda cresce davvero quando le persone sentono di farne parte, non solo di lavorarci”.

Guardando al futuro, Andrea immagina una Tanini capace di cambiare ancora pelle: più integrata, più orientata al progetto che al singolo prodotto, sempre più attenta alle competenze. Ma la responsabilità più grande resta quella verso Firenze.

“Restituire valore. Non solo economico, ma culturale e sociale. Lavorare a Firenze significa rispettarne la storia e contribuire alla sua contemporaneità”.

Quando pensa a questi ottant’anni, però, non sono i numeri a emozionarlo di più. Sono i volti, le relazioni, la continuità umana.

“Alla fine restano le persone. Ed è lì che, credo, si misura davvero il valore di un’azienda”.

In una città che non ha mai smesso di ricostruirsi, la storia di Tanini è anche questo: un’eredità che passa di mano in mano, stanza dopo stanza. Una Firenze che non si possiede, ma si eredita.

Alla fine restano le persone. Ed è lì che, credo, si misura davvero il valore di un’azienda

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